Il “caso-Sion” scuote la struttura di Fifa e Uefa

Con le sue vittorie a ripetizione davanti alla magistratura ordinaria, il Sion sta mettendo in seria difficoltà le autorità internazionali del calcio: l'Uefa - che deciderà nei prossimi giorni se riammettere il club svizzero in Europa League -, ma anche la Fifa, che vede tutto il sistema di giustizia sportiva rimesso in discussione.
Il tribunale del Cantone Vaud (dove ha sede l'Uefa) ha infatti ordinato all'Uefa di riammettere temporaneamente il Sion nel girone I del torneo (quello dell'Udinese), nell'attesa di una decisione definitiva nel merito.
La Confederazione europea aveva escluso il club, nonostante la qualificazione raggiunta, per aver mandato in campo contro il Celtic, nel match di play off, giocatori che non avrebbe potuto schierare in quanto era stata condannata dalla Fifa a rispettare 2 periodi di divieto di trasferimenti (nel 2008 il Sion ha ingaggiato il portiere egiziano El-Hadary contro il volere del club Al-Ahly con il quale era sotto contratto), e secondo la Fifa - e la stessa Uefa - il Sion ne avrebbe invece scontato uno solo (lo scorso inverno).
Due settimane fa, il giudice elvetico aveva già ordinato la riammissione temporanea del club, ma l'Uefa aveva rifiutato. Ora, condannata ad una pesante ammenda (circa 50.000 euro), è molto più cauta. Nel frattempo, la Fifa appoggiato apertamente la Confederazione europea e ha ordinato alla Federcalcio svizzera (Asf) di squalificare i giocatori acquistati dal Sion in estate (lo spagnolo Gabri, il lussemburghese Mutsch, lo svizzero Glarner, i francesi Feidouno e Ketkeophomphom nonchè il portoghese Gonalves) anche in campionato. Ma presso un altro tribunale civile, quello di Martigny, il Sion ha già ottenuto il benestare provvisorio dei giocatori, che scendono regolarmente in campo da varie giornate.
Evidente l'imbarazzo della Federcalcio elvetica. «Dobbiamo essere estremamente prudenti con questo caso», ha detto il segretario generale Alex Miescher. «Vorremmo rispettare l'ordine della Fifa. Tuttavia non vogliamo andare da un tribunale all'altro per i prossimi cinque anni e non avere alcuna certezza sulle nostre competizioni. Cercheremo di trovare un compromesso».
La Fifa, così come l'Uefa, tiene molto alla “clausola compromissoria”, secondo cui i tesserati devono rivolgersi esclusivamente alla giustizia sportiva. «Si tratta di regole medievali. Farò cambiare questo sistema. Nessuno è al di sopra della legge», ha minacciato il vulcanico presidente del Sion Christian Constantin, che con Alberto Bigon allenatore vinse campionato e coppa nazionale nel 1997.
Questo architetto 54enne - il cui patrimonio, secondo la rivista specializzata PME Magazine, è stimato in 2,5 miliardi di euro - non è nuovo a crociate legali vinte. Nel 2003, ad esempio, escluso dalla serie B per inadempienze finanziarie, riuscì a far reintegrare il Sion dopo 13 giornate di campionato. Ovviamente il calendario ne risultò stravolto. Ed è quanto potrebbe succedere anche al gruppo I dell'Europa League - ora composto da Celtic, Atletico Madrid, Rennes e Udinese - qualora l'Uefa decidesse di riammettere il Sion.
Ma come? Escludendo il Celtic che il Sion aveva eliminato sul campo e annullando le due prime giornate? Aggiungendo il Sion e facendo giocare un girone a cinque squadre?
L'Uefa potrebbe anche decidere di respingere l'ordine del tribunale del Cantone Vaud ma, anche presentando appello, si esporrebbe a gravi sanzioni quali grosse multe a forse denunce penali: una situazione difficile che rischia di rimettere in causa tutto il sistema sportivo. Se ogni club si appellasse alla magistratura ordinaria per contestare le decisioni della giustizia sportiva, infatti, lo svolgimento delle competizioni potrebbe esserne stravolto.
E se il Sion vincesse definitivamente la propria battagila legale, anche il sistema dei trasferimenti e delle sanzioni di Fifa e Uefa potrebbe cambiare per sempre.
Fonte: Eurobet
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